Sulla legittima difesa (di Valerio Donato)

La vicenda del tabaccaio di Ivrea ha scatenato violenta la canizza piddina contro la legge Salvini che avrebbe introdotto in Italia la “giustizia fai-da-te”. Tralasciando i fatti di cronaca (su cui indaga la magistratira), mi piace invece pubblicare – a commento – due passati interventi di Valerio Donato, avvocato piemontese che ha già collaborato a questo blog.

Mi pare che il suo contributo sia molto interessante, perché da un lato mette in luce alcuni pericoli insiti nella recente riforma della materia, non soltanto in termini di giustizia fai-da-te, ma anche di comprensione del ruolo dello Stato in rapporto ai cittadini; dall’altro, mostra una sostanziale coerenza fra governi (quanto meno sulla carta) ideologicamente molto lontani. E questo fa pensare…

 

L’Italia trasformata in film western, tornando a combattere duelli potenzialmente mortali.

Il Canavese, 12 maggio 2017

La Camera dei deputati ha approvato un disegno di legge, che passa quindi ora all’esame del Senato, sulla modifica delle norme in tema di legittima difesa. Le novità andrebbero a legittimare la difesa nei luoghi di privata dimora (o in quelli ad essi equiparati) allorquando l’azione avviene in reazione a un’aggressione notturna ovvero quando (anche di giorno) vi sia stata introduzione in detti luoghi con violenza (a cose o persone) o con minaccia o con inganno. Viene inoltre previsto che non sussiste il delitto di eccesso colposo di legittima difesa “quando l’errore è conseguenza del grave turbamento psichico causato dalla persona contro la quale è diretta la reazione posta in essere in situazioni comportanti un pericolo attuale per la vita, per l’integrità fisica [e cioè quanto taluno percuote un’altra persona ovvero solo minaccia di farlo] o per la libertà personale o sessuale”.

In sostanza non è vero che con la nuova legge sarebbe consentito sparare di notte, come in maniera imbecille viene strombazzato dai media, sia quelli a favore sia quelli contro il provvedimento. La nuova legge infatti andrebbe ad eliminare il giudizio di proporzionalità tra l’offesa e la difesa (già eliminato dalla legge del 2006, che consentiva di sparare nei luoghi privati a determinate condizioni) praticamente in tutti i casi di violazione di domicilio. Non solo! Viene di fatto abrogato il delitto di eccesso di legittima difesa (consentendo, per esempio, di sparare ad una persona che dopo un alterco spintoni o minacci di colpire con uno schiaffo).

È evidente, pertanto, che – qualora passasse questo disegno di legge – l’Italia verrebbe trasformata in film western, dove ogni questione verrebbe legittimamente decisa con duelli potenzialmente mortali. Quello che stupisce non sono tanto le bugie dei media, che falsamente dicono che la nuova legge consente di sparare solo di notte (come visto consente di sparare sempre), quanto, piuttosto, la reazione scomposta del 90% dei soggetti che si dicono essere contro il modello economico liberista attualmente dominante. Sappiamo, infatti, che la difesa privata (che non ha alcuna efficacia deterrente sulla criminalità) è la capitolazione definitiva dello Stato di fronte alle istanze delle élites liberiste (che ben possono permettersi eserciti privati a difesa dei propri beni) che vorrebbero eliminare quella (per loro) inutile fonte di spesa costituita dai Tribunali e dalle Forze dell’Ordine. Il fatto che il disegno di legge sia stato proposto e approvato dal PD dimostra, infine, due cose: 1) il Partito Democratico è un partito di destra reazionaria; 2) “le politiche di destra, nel lungo periodo, avvantaggiano solo la destra” (A. Bagnai http://goofynomics.blogspot.it/…/luscita-delleuro-redux-la-…).

Con l’introduzione della nuova norma, si teme il “far west”.

Il Canavese, 27 settembre 2018

“Le politiche di destra nel lungo periodo giovano solo alla destra”. La frase è del Senatore Alberto Bagnai, professore di economia di chiara origine socialista ed attualmente presidente della commissione economia e portavoce in materia della Lega. Ed infatti questo governo, di chiara rappresentanza popolare, è un governo di destra che sostituisce quelli precedenti (che pur dichiarandosi di sinistra hanno attuato feroci politiche di destra ridistribuendo i redditi dal basso verso l’alto, a favore cioè dall’elite finanziaria che elude l’enorme pressione fiscale e a cui vanno in gran parte gli interessi sul debito pagati dallo stato con le tasse dei meno ricchi).

Come tutti i governi di destra ha un programma di destra. La proposta di legge sulla legittima difesa, per esempio, ne è chiaro esempio. Il testo modificherebbe l’art. 52 del codice penale prevedendo che “si considera che abbia agito per legittima difesa colui che compie un atto per respingere l’ingresso o l’intrusione mediante effrazione o contro la volontà del proprietario o di chi ha la legittima disponibilità dell’immobile, con violenza o minaccia di uso di armi di una o più persone, con violazione di domicilio”.

Niente di eclatante e decisamente meglio della proposta di iniziativa popolare in merito presentata nella scorsa legislatura. Con la norma, in particolare, verrebbe abolito il giudizio di proporzionalità tra aggressione e difesa esattamente come accade negli USA, dove come è noto si può liberamente sparare all’intruso.

Gli effetti negativi per l’ordinamento sono duplici. Da un lato i malintenzionati (che comunque rimarranno, a nulla valendo il previsto inasprimento delle pene) si introdurranno nelle abitazioni armati a loro volta con possibile aumento di fatti di sangue e con conseguente stravolgimento della pace sociale. Dall’altro siffatta norma realizza un’ulteriore (e decisamente inammissibile perché va a toccare il fine primario dello Stato e cioè il monopolio della forza da parte dello Stato) privatizzazione di un servizio pubblico.

Ma se Atene piange Sparta non ride. L’altro partito di maggioranza, i 5 stelle, infatti hanno proposto una modifica costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari (nonostante gli italiani il 4 dicembre 2016 abbiano votato contro la simile riforma proposta dal PD). Ciò comporterebbe, da un lato, un’inammissibile taglio alla rappresentanza popolare (e l’Italia ha già un basso numero di parlamentari per abitanti rispetto al resto d’Europa) e, dall’altro, rendere ancora più difficile l’accesso agli scranni legislativi da parte di chi non è ricco (e in tal senso la proposta fa il paio con il taglio di vitalizi e stipendi della politica). Una campagna elettorale, infatti, ha costi insostenibili per un cittadino normale e riducendo il numero degli eletti (oltre che le loro retribuzioni) si renderebbe di fatto impossibile l’elezione di cittadini che non siano ricchissimi.

In conclusione si ritiene che manchi in Italia un partito “realmente” socialista (e quindi sovranista) che possa credibilmente fare opposizione a questo governo che, seppur presenti in parte istanze sovraniste, è e rimane un governo di destra.

 

Il risultato pratico di questa lucida – e competente – visione del problema è un breve post su Facebook che vi invito a leggere per intero. Qui riporto le ultime righe, che contengono soluzioni concrete alla questione:

Personalmente io sono per lo stato forte e per 0 (leggasi ZERO) armi in mano ai privati, ma si sa che sono un nostalgico dello stato di diritto e quindi, per le deboli menti degli arcobaleno plagiate da anni di propaganda elitista, un fascista. In pratica la mia soluzione è questa: più polizia, più tribunali, più carceri, più frontiere, meno armi in giro e tolleranza zero (che non significa pene esemplari ma solo certe e rieducative) per chi spara e per chi ruba.

Fine processo mai – incostituzionalità e dannosità (di Valerio Donato)

La proposta del ministro Bonafede di introdurre la sospensione della prescrizione in materia penale dopo la sentenza di primo grado ha sollevato inevitabili polemiche. Che non si sono placate neppure dopo il “parziale rinvio” ottenuto dalla Lega.

Pubblico dunque sulla materia un ottimo intervento di Valerio Donato, avvocato piemontese, laureato nel 2003 con una tesi sull’istituzione di una procura europea. Scrive di sé: “da sempre convinto europeista mi sono ricreduto nel 2011 allorquando il governo Berlusconi fu fatto cadere per avere discusso l’euro. Da allora grazie a (nell’ordine di scoperta) Scenari Economici, Orizzonte 48 e Goofynomics ho sviluppato la critica a questo sistema dittatoriale che ha silenziato la Costituzione italiana. Recentemente ho contribuito a mandare a casa la maggioranza del PD dal comune di Ivrea”.

Io gli sono grato sia del contributo qui riportato (che spero sia il primo di una lunga e proficua collaborazione), sia della sua attività politica (e, immagino, gli eporediesi ancora più di me).

 

Negli ordinamenti ispirati allo stato di diritto esiste l’istituto della prescrizione che ha la prima funzione di dare certezza ai rapporti giuridici. Se il titolare di un diritto non lo esercita per un certo periodo si presume che vi rinunci e non potrà cambiare idea in futuro perché il compiersi del termine di prescrizione lo rende impossibile.

In tema di diritti individuali, tuttavia, la prescrizione può sempre essere interrotta e ciò fa correre un nuovo e uguale periodo. Nel diritto penale, a differenza di quello civile, la prescrizione non può comunque superare un termine di durata massima a prescindere dal compimento di atti interruttivi. Ciò, evidentemente, per rispettare i principi costituzionali in materia (l’art. 27, Cost prevede che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato, il 24 che la difesa è un diritto inviolabile e il 111 che il processo deve avere una ragionevole durata). Il diritto penale, in particolare, serve, oltre che a impedire la giustizia privata (funzione primigenia dello stato stesso, che ha ragione di esistere solo se assicura la giustizia esercitandone il monopolio): come deterrente alla commissione di specifici (principio di tassatività e di extrema ratio) fatti (funzione general preventiva); come deterrente a che il singolo colpevole continui a commettere reati (funzione special preventiva); per far si che il reo possa, attraverso la pena, redimersi e tornare a comportarsi come tutti gli altri cittadini (funzione rieducativa della pena).

Appare evidente quindi che, davanti a un fatto di gravità tale da essere previsto come reato, lo stato debba esercitare immediatamente il proprio monopolio sulla Giustizia attivando un procedimento (dal latino andare da un punto, il reato, ad un altro, la sentenza) per accertare la commissione del fatto stesso e, in caso di riposta positiva, punirne l’autore.

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Il Ministro Bongiorno ha criticato aspramente la proposta del Ministro Bonafede

Ora, punire dopo un lasso di tempo notevole, come vorrebbe l’abolizione della prescrizione, non solo non è utile ma è addirittura dannoso. Il colpevole infatti sarà una persona completamente diversa da quella che ha commesso l’illecito (vanificando quindi la funzione rieducativa della pena) e/o avrà potuto continuare a delinquere (vanificando quindi la funzione special preventiva della pena) e nelle persone offese il ricordo del torto subito sarà stato dimenticato (riaprendo quindi ferite ormai curate). Il reo inoltre avrà enormi difficoltà a difendersi avendo perso ogni possibilità di dimostrare la propria innocenza.

Non a caso a favore dell’eliminazione della prescrizione vi è quella parte della magistratura spesso accusata di fare politica attraverso la giustizia, che ora accusa l’avvocatura (la prima cosa che il regime dei colonnelli in Grecia eliminò furono i consigli dell’ordine degli avvocati) di fare di tutto per rallentare i processi utilizzando “la prateria di eccezioni possibili”. Sennonché le eccezioni processuali sono la garanzia del diritto di difesa e sono possibili proprio grazie alla sciatteria con cui spesso viene amministrata la giustizia (si pensi al rinvio di un processo perché la procura non ha notificato il capo di imputazione all’imputato!). È evidente quindi che con l’abolizione del termine massimo di prescrizione si andrebbero a legittimare ritardi e mancanze di diligenza sottoponendo i cittadini (siano essi colpevoli o vittime) all’imperio dello stato (che è cosa possibile solo per amministrare quella giustizia che troppo spesso viene negata – si pensi a tutte le norme e i balzelli introdotti recentemente per impedire l’accesso dei cittadini alla giustizia civile) per un tempo indefinito. Cosa evidentemente inaccettabile.